Impariamo ad apprezzarci di più

Le elevate aspettative che spesso nutriamo nei nostri confronti costituiscono un fattore di stress che non deve essere preso sottogamba. Tuttavia, abbassando un pochino l’asticella e mostrando maggiore comprensione verso noi stessi, possiamo farci del bene. 

 

Come ogni mattina, dopo la doccia, ecco il solito sguardo critico nello specchio. E, anche stavolta, quel che vede non le piace affatto. Il seno troppo piccolo, il ventre e il viso con tutte quelle rughe, nonostante si sia data parecchio da fare. Ma l’immagine riflessa sembra trasmetterle un messaggio inequivocabile: «Sei proprio un’inetta! Non riesci neppure a mantenere il tuo peso sotto controllo». Evidentemente la giornata non è cominciata idealmente. E pensare che Carla ha solo 46 anni. 

Desiderare sempre e solo il meglio, provando troppo spesso un’amara delusione

Pur capendo perfettamente il suo stato d’animo, c’è da dire che nutrendo tali aspettative, Carla è parzialmente responsabile della delusione provata. Ma non ci siamo passati tutti prima o poi? Spesso crediamo non solo di dover soddisfare tali elevate aspettative personali, ma addirittura di doverle superare. Ecco alcuni esempi:

 

  • essere una madre paziente nonostante i piagnistei dei bambini, rimanere fedeli al partner non solo nei fatti ma anche col pensiero,
  • essere un buon padre con la mente volta tanto alla famiglia quanto al lavoro malgrado gli alti e i bassi,
  • essere tolleranti e indulgenti nei confronti del proprio partner anche dopo un giorno lavorativo stressante,
  • quale donna, saper senz’altro conciliare famiglia e professione rimanendo sempre equilibrata, affascinante e attraente,
  • avere sotto controllo in qualsiasi momento se stessi e la propria vita, anche quando si è assillati dai problemi con il partner,
  • essere sempre aggiornati sotto il profilo professionale, anche quando il lavoro non ci lascia respirare.

Inveire contro se stessi non serve a nulla

Ma le aspettative che ci spingono verso un inevitabile fallimento non sono forse esageratamente elevate? Naturalmente tutti noi desideriamo quanto più possibile essere al top della forma sotto ogni aspetto. Inoltre, ad alimentare con i suoi eccessivi ideali di perfezione le nostre elevate aspettative, c’è pure l’onnipresente gragnuola di messaggi pubblicitari. Quest’ultimi ci inducono a pensare che la vita sia meravigliosa e che si possa raggiungere qualsiasi obiettivo se solo ci diamo da fare in questo senso. Ma cosa succede se siamo sfortunati e non raggiungiamo i traguardi personali? Da cosa potrebbe dipendere? Da noi stessi, naturalmente. Ecco cosa penseremmo. A questo punto si potrebbero trarre due conclusioni, entrambe sfavorevoli. La prima suona come segue: «Sei un incapace» oppure «Sei uno stupido» o, ancor peggio, «Sei l’ultimo dei cretini». A volte ci affibbiamo degli epiteti che non tollereremmo da parte di altre persone. Ma è utile tutto ciò? Ci consente di raggiungere i nostri obiettivi? Ci fa sentire soddisfatti? Purtroppo no. La seconda conclusione suona invece così: «Non ti sei impegnato abbastanza» oppure «Non hai nessuna forza di volontà». E cosa ne deduciamo? Naturalmente che bisogna compiere maggiori sforzi. Dare il massimo, sperando di: 

  • far sparire rapidamente anche i chili superflui
  • riuscire a compiere il prossimo salto di carriera
  • rimanere rilassati e calmi, anche quando si è sotto pressione
  • essere sempre di buonumore o di essere in grado in un batter d’occhio di dare una regolata ai sentimenti negativi, non appena essi sorgono.

Dar prova d’indulgenza e di pazienza

Siamo forse talora spietatamente severi con noi stessi? Nutriamo magari nei nostri confronti delle aspettative addirittura più elevate rispetto a quelle dei nostri superiori, del nostro partner o dei nostri figli? Non è che forse, a volte, siamo proprio noi uno tra i principali fattori di stress che condiziona la nostra esistenza? 

 

Non sarebbe allora più utile se di tanto in tanto ci concedessimo di adottare un comportamento più indulgente e benevolo nei nostri confronti? Avere un occhio di riguardo ed essere un po’ più rispettosi verso noi stessi? 

Dapprima la buona notizia: è possibile imparare tutto ciò. E in seguito la meno buona: per farlo, ci vuole un po’ di pazienza. 

Saper accettare gli errori e le debolezze personali invece di condannarsi

Naturalmente è lecito porsi degli obiettivi esigenti. Ma a volte è più utile abituarsi all’idea che:

 

  • nessuno può sempre essere come vorrebbe,
  • nessuno deve per forza di cose raggiungere la perfezione,
  • gli ideali sono sì positivi e importanti ma per lo più non sono raggiungibili oppure non lo sono che per un breve lasso di tempo,
  • gli errori e le lacune ci consentono di progredire,
  • si può certamente influenzare la propria vita, ma non controllarla,
  • le sventure e le casualità costituiscono una componente essenziale della vita di ognuno, 
  • l’invecchiamento a cui siamo tutti inevitabilmente sottoposti non migliora certamente la nostra apparenza ma ci regala per contro una maggiore esperienza di vita.

Immaginate ora di accettare interiormente queste affermazioni. Cosa provate? Vi sentite sollevati?
 
Vigerebbe forse il divieto di provare insoddisfazione?
L’insoddisfazione che si prova e la sensazione che qualcosa ci è riuscito meno bene di quanto avremmo voluto contengono un’informazione molto importante. Si tratta di uno sprone a far meglio la prossima volta, nonché di uno tra gli impulsi più importanti per il nostro sviluppo personale.
 
È perciò assolutamente normale essere di tanto in tanto adirati con se stessi. Si tratta di un meccanismo che ci consente di evolvere se la situazione è vissuta quale opportunità d’apprendimento e se ci poniamo obiettivi realistici. Sono comunque da evitare i monologhi interiori distruttivi del tipo «Sono proprio una catastrofe» o «Oggi ho un aspetto da far paura» o ancora «Non combinerò mai nulla di buono». Questi andrebbero piuttosto riconosciuti e convertiti in espressioni che ci consentirebbero invece di progredire. Bisognerebbe ad esempio sostituire:
 
  • «Sei una catastrofe» con «Ognuno di noi commette degli errori. Considera invece quale insegnamento puoi trarre da quanto accaduto».
  • «Oggi ho un aspetto da far paura» con «Sto maturando ogni giorno e ne traggo il massimo vantaggio».
  • «Non combinerò mai nulla di buono» con «Posso progredire se mi dò da fare».

Ma non si tratta che di semplici proposte. Idealmente formulate voi stessi le vostre espressioni personali: concedetevi il tempo necessario per trovare quelle che meglio vi si addicono. 
 
Stimarsi maggiormente
Se anche voi, come me, desiderate di tanto in tanto apprezzarvi di più, potrebbe essere utile riflettere un istante sulle seguenti domande: 

  • In quale occasione avete avuto un comportamento servizievole e benevolo verso terzi?
  • In quale occasione vi siete impegnati per una buona causa o in favore d’altre persone oppure vi siete dati da fare per migliorare un pochino il mondo o procurare un po’ di gioia agli altri?
  • Quando siete riusciti a perdonare una persona che vi ha feriti, trattati male o scorrettamente e a fare un piccolo passo verso di lei?
  • In quali situazioni vi siete maggiormente sentiti in armonia con voi stessi? Cosa avete fatto in quelle circostanze? Quali pensieri vi sono balenati per la mente?
  • Vi sono stati pensieri che vi hanno aiutato a vedervi sotto una luce positiva, ad apprezzarvi maggiormente – come ad esempio «Nessuno è perfetto» – oppure che vi hanno semplicemente spinto a dedicare un po’ di tempo a voi stessi?
  • In quali circostanze avete mostrato rispetto o stima nei confronti di altri? 
  • Ci sono state situazioni in cui avete reagito con indulgenza di fronte alle vostre lacune personali o alle lacune di altre persone?

A molti sta a cuore immortalare questi momenti  positivi, ad esempio su un pezzo di carta e, di  tanto in tanto, passarli in rassegna durante un attimo di tranquillità. Questo procedimento offre il vantaggio d’imprimere più facilmente tali momenti nella nostra mente e produce inoltre un portentoso effetto secondario: questi attimi di speranza diventano poco a poco parte di noi. Ci vediamo sotto una luce migliore e ci sentiamo più a nostro agio con noi stessi. Quest’immagine positiva aumenta le nostre probabilità di vederci anche in futuro come delle persone di valore e di essere maggiormente soddisfatti di noi stessi. 

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